Manovra 2025 al rush finale: flat tax da record e partite Iva verso quota 2 milioni

Con l’aumento della soglia a 35mila euro di reddito per dipendenti e pensionati le partite Iva nel forfettario puntano a superare quota 2 milioni

La voglia di tasse piatte di Governo e maggioranza non si ferma. L’approvazione finale della manovra si porta dietro almeno tre interventi finalizzati ad allargare o a creare dal nulla tre flat tax.

In attesa di trovare quindi le risorse per ridurre le tre aliquote attuali e accelerare addirittura verso una riduzione del numero degli scaglioni in un’ottica di flat tax pura, prendono sempre più corpo le mini tasse piatte.

A cominciare dai lavoratori dipendenti e dei pensionati interessati a svolgere un lavoro autonomo, professionale o di piccola impresa. In questo caso, con il forte pressing della Lega che in realtà avrebbe voluto un intervento ancora più marcato portando il limite di ricavi o compensi dagli attuali 85mila euro a 100mila euro, arriva l’innalzamento per il solo 2025 della soglia dei redditi che consentono di accedere al regime forfettario delle partite Iva.

L’attuale limite di reddito di 30mila euro viene, infatti, aumentato a 35mila euro. In termini prospettici, significa allargare ancora di più le maglie del regime che prevede un’aliquota del 15% (o del 5% per le nuove attività) e in cui la dinamica di crescita degli ingressi è andata via via crescendo negli ultimi anni. Basti pensare che secondo le dichiarazioni dei redditi presentate entro lo scorso 31 ottobre (e riferita all’anno d’imposta 2023) sono 1,77 milioni le partite Iva che hanno indicato l’applicazione della tassazione a forfait, che si caratterizza per una percentuale predeterminata dei costi da portare in deduzione e variabile in base ai codici Ateco di appartenenza.

Anche la dinamica delle aperture delle partite Iva nell’anno in corsa testimoniano il sempre elevato appeal del forfettario. Da gennaio a settembre sono stati finora 199.700 le mini ditte, gli autonomi e i professionisti che hanno scelto il regime della flat tax all’apertura della propria posizione Iva. Numeri che consolidano la tendenza di un regime scelto da una nuova partita Iva su due, percentuale che sale addirittura al 70,5% se rapportato solo al dato delle persone fisiche, che sono le uniche a poter scegliere il forfettario. A conti fatti significa che con buona probabilità l’allentamento dei vincoli sulla soglia di reddito per dipendenti e pensionati spingeranno ulteriormente gli ingressi nel 2025 consentendo così al numero complessivo di sfondare quota due milioni.

In questo crescendo, ci sono anche flat tax che non riguardano i redditi di lavoro autonomo e di impresa. Arriva, infatti, dal periodo d’imposta 2025 anche un doppio allargamento dei cordoni sulla tassazione separata delle mance, ricevute dagli addetti impiegati nel turismo, compresi alberghi, bar e ristoranti.

La misura di favore era stata introdotta dal 2023 prevedendo una tassazione del 5% sulle mance a condizione che il reddito complessivo del contribuente non superasse i 50mila euro nel periodo d’imposta precedente e i compensi da mance non fossero comunque superiori al 25% del reddito complessivo. La manovra interviene ora proprio su questi due parametri. In primo luogo, il reddito complessivo del contribuente potrà essere fino a 75mila euro, mentre verrà portato al 30% il limite di reddito percepito nell’anno per le relative prestazioni di lavoro a cui applicare l’imposta sostitutiva. In attesa dei dati delle statistiche fiscali delle Finanze, i primi trend raccolti dal Caf Acli (si veda «Il Sole 24 Ore» del 5 agosto) mostrano come il valore medio della mancia detassata valga 943 euro nei 730 (pochi in realtà: lo 0,33% dei 720mila modelli elaborati). E comunque le regioni con l’importo medio più alto delle mance detassate sono la Lombardia (1.569 euro annui) e la Liguria (1.082 euro), mentre la gran parte dei lavoratori che hanno fruito del bonus (88,2%) ha un reddito sotto 30mila euro annui.

C’è anche un terzo asse su cui interviene la manovra. Arriva anche una flat tax del 5% che servirà a detassare gli straordinari corrisposti agli infermieri delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale. L’imposta sostitutiva (dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali) sarà applicata dal sostituto d’imposta ai compensi erogati a partire dal prossimo 1° gennaio. Un modo per agevolare il lavoro straordinario a fronte dei carichi di lavoro che gravano sul personale infermieristico. A copertura della misura sono stati messi 53 milioni di euro per il 2025, 57,6 milioni per il 2026 e 57,3 milioni di euro annui dal 2027.

Il tutto dopo un anno che ha visto crescere e diffondersi ulteriormente il numero delle flat tax, in virtù anche dei prelievi sostitutivi della tassazione Irpef progressiva che sono stati previsti per il concordato preventivo per le partite Iva e per il ravvedimento speciale, ossia la sanatoria che è stata introdotta lo scorso ottobre proprio per spingere le adesioni al concordato e che è stata costruita con un meccanismo do aliquote crescenti in base al decrescere dell’affidabilità dei contribuenti, misurata attraverso le pagelle fiscali (gli Isa).

Resta, insomma, un doppio tentativo di fondo di provare a far emergere del sommerso o ad agevolare una componente aggiuntiva di reddito, anche come leva della produttività. Una tendenza a moltiplicare le fughe dall’Irpef, proprio mentre sono in corso dibattiti sulla riduzione ed è ancora aperta l’attuazione della delega fiscale.


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