La moda italiana frena (-3,5%) e torna sotto i 100 miliardi

a moda italiana frena sotto il peso dell’instabilità geopolitica, del calo dei consumi in Cina, dell’aumento dei prezzi e del costo del denaro. Ma continua a piacere molto oltre confine. Ed è proprio sull’estero che sono puntati gli occhi dell’intero sistema, in forte sofferenza ma pronto a presentarsi alla fashion week donna di Milano, dal 17 al 23 settembre. Con una consapevolezza: è fondamentale preservare una filiera unica al mondo, che produce il 70% del lusso globale.

Lo scenario è tratteggiato dai Fashion economic trends (Fet) diffusi dalla Camera nazionale della moda italiana (Cnmi) in occasione della presentazione della Milano Fashion Week Women’s Collection: la moda italiana, allargata ai settori collegati come occhialeria e beauty,

nel primo semestre 2024 ha registrato ricavi in calo del 6,1% e chiuderà l’anno a 97,7 miliardi di euro, in frenata del 3,5% rispetto al 2023.

Tornerà dunque sotto i 100 miliardi di euro di ricavi in valore, un traguardo che secondo i dati di Cnmi aveva raggiunto lo scorso anno.

A soffrire sono in particolare i settori cosiddetti “core”: tessile, abbigliamento, calzature e pelletteria nel primo trimestre hanno registrato un calo dei fatturati del 10% nel primo trimestre e del 6,7% nel secondo.

I settori collegati (beauty, occhiali, gioielli e bigiotteria) hanno invece registrato una crescita in ambedue i trimestri analizzati dal Centro studi di Camera moda (+4,9% e +3,2%), bilanciando parzialmente il calo dei settori chiave.

«Questo momento è critico, sappiamo tutti che ci sono guerre in corso, che i consumi in Cina sono calati per la crisi del real estate.

Però le prospettive per la moda italiana sono di crescita: ci aspettiamo che in 5 anni il valore aumenti del 20% – ha detto Carlo Capasa, presidente di Cnmi –.

Dobbiamo mostrare resilienza per un periodo che va dai 12 ai 18 mesi e lavorare per la solidità di un sistema in cui c’è bisogno di tutti, dei grandi marchi e delle piccole aziende. Per questo siamo stati, lo scorso 6 agosto, al Tavolo della Moda al Mimit a chiedere una serie di misure per tutelare in primis le Pmi: moratoria sui prestiti e cassa integrazione ordinaria per le aziende con meno di 15 dipendenti. E sembra che il governo sia già al lavoro su questi fronti».

L’idea è quella di tenere il punto in attesa che i consumi ripartano in alcune aree chiave, come la Cina e gli Stati Uniti. Le esportazioni, infatti, nonostante la situazione internazionale complessa, continuano a trainare i conti del made in Italy:

nei primi 5 mesi dell’anno le esportazioni sono aumentate del 5,1% e secondo i Fet a fine 2024 arriveranno alle soglie dei 94 miliardi di euro, in aumento del 5,5% rispetto al 2023.

Questo dato segnala come sia proprio il mercato interno a stare vivendo il periodo peggiore. Una situazione che emerge chiara anche dal calo (-1,4%) delle importazioni.

Nota positiva: dall’export in crescita, a fronte dell’import in contrazione, arrivano 46,1 miliardi di euro di surplus commerciale, ben 14 miliardi in più rispetto al 2019.

Anche in questo caso si nota la differenza sostanziale tra l’andamento dei settori core, dove l’export cala del 2,8% nei primi 5 mesi complice un -55% della Svizzera (hub logistico dei gruppi del lusso) e dei collegati, che invece hanno registrato quasi un +30%, trainati dal boom della gioielleria (+58%) e grazie a un export record verso la Turchia, ma anche diretto a Emirati, Spagna e Regno Unito.

In questo contesto aumenta l’importanza degli appuntamenti che, da metà settembre, si svolgeranno a Milano per promuovere le collezioni primavera-estate 2025. In testa, la Milano fashion week che in questa edizione, allungata di un giorno grazie a un complesso (e lungo) lavoro di aggiustamento dei calendari internazionali, prevede 173 appuntamenti di cui 57 sfilate fisiche, 8 show digitali, 75 presentazioni, 33 eventi. La fashion week inizierà il 17 settembre con l’apertura del Cnmi Fashion Hub, pensato come vetrina per i giovani designer, e si chiuderà lunedì 23 settembre con otto eventi digitali.

«Si inizia un giorno prima e dal mio punto di vista, politico e di amministratore, è molto positivo – ha commentato Beppe Sala, sindaco di Milano –. Le cose che ci rendono lieti di ospitare questo evento sono diverse: il grande spazio dato alle firme più note, ma anche l’attenzione che viene riservata ai giovani, per esempio al Fashion Hub di Palazzo Giureconsulti o alle sfilate Fashion Graduate a Palazzo Reale. Poi c’è la sostenibilità: anche su questo piano la moda è un esempio virtuoso con i progressi fatti in questi anni». Progressi confermati dalla nuova edizione dei Cnmi Sustainable Fashion Awards, il 22 settembre, che si terrà al Teatro Alla Scala.


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