Da X a Meta passando per TikTok: le regole sui contenuti online del Digital services act

Primo nel suo genere al mondo ha l’obiettivo di disciplinare il mercato digitale e l’attività delle piattaforme

Il Digital services act (normativa sui servizi digitali, regolamento Ue 2022/2065) è una normativa Ue in vigore per modernizzare la direttiva sul commercio elettronico 2000/31/Ce su contenuti illegali, pubblicità trasparente e disinformazione. Si applica a piattaforme, motori di ricerca e hosting offerti a destinatari situati in Unione europea.

Primo del suo genere nel mondo, il regolamento, pienamente applicabile dal 17 febbraio del 2024, ha l’obiettivo di disciplinare il grande mercato digitale e regolamentare le attività delle piattaforme, in particolare nel contenuto che offrono online.

In particolare, l’articolo 34 del Dsa richiede agli operatori di grandi dimensioni di valutare i rischi sistemici “derivanti dalla progettazione o dal funzionamento dei loro servizi e dei relativi sistemi, compresi i sistemi algoritmici, o dall’uso che viene fatto dei loro servizi”. Lo sguardo corre in particolare al rischio di disinformazione, e alla possibilità di offrire grazie agli algoritmi più visibilità ad alcuni che ad altri. L’articolo 35 del DSA richiede poi l’adozione di “misure di attenuazione ragionevoli, proporzionate ed efficaci” adeguate a tali rischi.

L’esecutivo comunitario ha aperto una inchiesta nel dicembre del 2023 incentrata principalmente sulla diffusione di contenuto illegale, l’efficacia delle misure contro la manipolazione delle informazioni, e la necessaria trasparenza sui dati messi a disposizione dei ricercatori. Nel luglio scorso, la Commissione europea ha pubblicato una analisi preliminare da cui emerge che X, tra le altre cose, non rispetterebbe le regole di trasparenza, in particolare nel campo pubblicitario.

Parlando questa settimana durante il punto stampa quotidiano a Bruxelles il portavoce comunitario Thomas Regnier ha spiegato che l’inchiesta è ancora in corso.

Nel caso di piattaforme online molto grandi e di motori di ricerca online molto grandi, la Commissione europea ha poteri diretti di supervisione e applicazione e può, nei casi più gravi, imporre ammende fino al 6% del fatturato globale di un fornitore di servizi.

Concretamente, il commissario incaricato del portafoglio digitale, attualmente la finlandese Henna Virkkunen, ha il potere di aprire una indagine e di pubblicare una analisi preliminare. Spetta in compenso all’organo politico dell’esecutivo comunitario, ossia al collegio dei commissari, eventualmente comminare una multa.

Il regolamento europeo lascia margini di manovra ai paesi membri che possono se vogliono bloccare una piattaforma che non rispetta le leggi nazionali (articolo 51). Non per altro la Francia ha spiegato questa settimana che nel caso di inazione da parte della Commissione europea intende percorrere la strada nazionale (si veda l’articolo pubblicato a fianco).

Il regolamento prevede la (remota) possibilità di mettere al bando una piattaforma a livello europeo se i rischi sono ritenuti a livello continentale. Da segnalare infine che l’esecutivo comunitario ha deciso di organizzare per il 24 gennaio una tavola rotonda con il regolatore tedesco (Bundesnetzagentur), le organizzazioni della società civile e le piattaforme, tra cui X, per discutere dei rischi associati alle prossime elezioni in Germania, previste il 23 febbraio.

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